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Regia di Peter Flinth.
Con Sidse Babett Knudsen, Julie Zangenberg, Aksel Leth, Moritz Bleibtreu. Produzione Danimarca. |
Un'avventura tra diamanti e fantasmiDue gemelli, Emma e Tom, vivono con la madre Louise. Tre anni prima il padre è morto in un incidente aereo. Louise decide di cambiare casa, contatta Maxwell Moony, agente immobiliare e impresario di pompe funebri, e trasloca con i figli in un tetro castello situato accanto a un cimitero e soprannominato “l’occhio dell’alce” perché tempo prima su un muro della casa era appesa una testa d’alce poi sparita. Un giorno Emma e Tom ricevono due ospiti che si presentano come i coniugi Smith e si prefiggono di comprare il castello: i ragazzi rifiutano la proposta. In cantina Emma trova una penna e scopre che è incantata: l’uomo che vi è raffigurato è una sorta di genio della lampada rimasto intrappolato nella penna per mezzo secolo. Emma lo libera e l’uomo si presenta come il Fachiro di Bilbao, nome d’arte di Albin Lombardo: 50 anni prima viveva nel castello insieme al gemello Axel, con cui si esibiva in spettacoli di magia; Albin diventava minuscolo, il fratello lo faceva entrare nella penna e poi lo liberava con una parola magica, ma un giorno Axel morì prima di pronunciarla e Albin restò intrappolato. Il Fachiro dona ai ragazzi la testa d’alce una volta appesa alle pareti di casa. Emma e Tom rimettono a nuovo Lombardo, che s’innamora di Louise. Tom riceve da Smith un invito a cena. Indagando, Emma scopre che Smith è in realtà Florian Flambert, un ladro di gioielli: Florian e suo fratello Frank avevano rubato un anello di diamanti, il Koo-Loon, ma erano stati arrestati. |
Ora il Koo-Loon si trova nel castello, dove lo hanno nascosto i Flambert, evasi per riprenderlo: l’invito a Tom serve loro per avere la casa vuota e agire indisturbati. Arriva la sera della cena. Per trovare l’anello, Emma idea un piano: lei e Tom resteranno a casa, si nasconderanno e si faranno guidare dai Flambert, mentre Louise andrà al ristorante. Ne nasce una concitata caccia al tesoro. L’indomani i ragazzi trovano il Koo-Loon nell’occhio dell’alce e permettono l’arresto dei Flambert. Rientrati in casa, però, non trovano più Lombardo né il Koo-Loon. Arriva il Natale e al castello si dà una festa. Louise presenta agli invitati l’ospite d’onore: Lombardo. L’uomo, vestito a nuovo, chiede a Louise di sposarlo. Con l’assenso dei figli, Louise accetta e Lombardo le infila al dito il Koo-Loon.
“Il Fachiro di Bilbao” è un film che si può far rientrare in quel genere che Tzvetan Todorov, nel saggio “La letteratura fantastica”, ha chiamato il fantastico-meraviglioso. Secondo Todorov, «il fantastico è l’esitazione provata da un essere il quale conosce soltanto le leggi naturali, di fronte a un avvenimento apparentemente soprannaturale». Di fronte a questo avvenimento ci si chiede se ciò che accade sia immaginario, illusorio, oppure reale, vero. Il fantastico si fonda su questa esitazione, sull’incertezza, sull’ambiguità, è l’indecisione, il dubbio, qualcosa di inquietante, perturbante, spaesante. Nel nostro mondo delle leggi naturali accadono avvenimenti che non possono essere spiegati con queste leggi. Chi percepisce l’avvenimento deve optare per una delle due spiegazioni possibili: o l’avvenimento è un prodotto dell’immaginazione, di un sogno, di un’illusione, e allora le leggi naturali restano quelle che sono; o l’avvenimento è realmente accaduto, e allora bisogna ammettere che la nostra realtà è governata non solo dalle leggi note, ma anche da altre leggi che ci sono ignote. Il fantastico occupa il tempo e lo spazio di questa esitazione. Nel momento in cui si sceglie una delle due soluzioni, si esce dal fantastico puro e si passa in un altro campo. Su queste basi Todorov elenca cinque generi: lo strano puro, il fantastico-strano, il fantastico puro, il fantastico-meraviglioso, il meraviglioso puro. Il fantastico puro è la frontiera tra il fantastico-strano e il fantastico-meraviglioso. Nello strano puro accadono avvenimenti apparentemente soprannaturali che provocano stupore, sconcerto e inquietudine, ma fin dall’inizio è chiaro che questi avvenimenti possono essere spiegati con le leggi della ragione. Nel fantastico-strano accadono avvenimenti apparentemente soprannaturali che provocano l’esitazione e che a un certo punto della storia ricevono una spiegazione razionale. Nel meraviglioso puro accadono avvenimenti apparentemente soprannaturali che non provocano stupore, sconcerto o inquietudine: il modello è quello delle fiabe e delle favole. Nel fantastico-meraviglioso accadono avvenimenti apparentemente soprannaturali che provocano l’esitazione; poi, a un certo punto della storia, l’esitazione viene superata, si conviene che esistono altre leggi al di fuori di quelle note: in questo caso il soprannaturale non è spiegato, non è razionalizzato, ma ammesso, accettato. Il fantastico-meraviglioso è il genere più vicino al fantastico puro ed è quello cui appartiene “Il Fachiro di Bilbao”. L’uso del soprannaturale ha nel film una fondamentale funzione narrativa. Todorov definisce così la struttura di tutti i tipi di racconto: «Ogni racconto è un movimento fra due equilibri simili ma non identici». All’inizio c’è una situazione stabile. In seguito sopravviene qualcosa che rompe questa stabilità e introduce uno squilibrio. Alla fine si stabilisce un nuovo equilibrio, simile ma non identico a quello iniziale. Questa struttura comporta due tipi di episodi: quelli statici, che descrivono uno stato di equilibrio o di squilibrio, e quelli dinamici, che descrivono il passaggio da uno stato a un altro. L’avvenimento soprannaturale fa parte degli episodi dinamici. Il soprannaturale, trasgredendo le leggi razionali e prendendo la strada del superlativo, realizza nel modo più rapido possibile la modificazione narrativa di una situazione, il passaggio da uno stato a un altro. In “Il Fachiro di Bilbao”, all’inizio abbiamo la situazione di una famiglia distrutta dalla morte di un padre (il mondo reale, il principio di realtà). In seguito sopravviene l’elemento che crea lo squilibrio, il soprannaturale (il pensiero magico, il principio di piacere), rappresentato dal personaggio di Lombardo. Gradualmente, Emma e Tom si abituano alla presenza di Lombardo, al soprannaturale, che diventa per loro sempre più familiare, mentre Lombardo si abitua alla realtà. Si passa dall’esitazione all’adeguamento, vivificante sia per Emma, Tom e Louise, per il mondo reale, sia per Lombardo, per il mondo soprannaturale. Inizia la vera elaborazione del lutto: Lombardo diventa un pezzo della famiglia, occupa il posto mancante. Alla fine, Lombardo chiede la mano di Louise e nasce la nuova famiglia: si stabilisce un nuovo equilibrio, simile a quello iniziale (una famiglia), ma non identico (una famiglia nuova, che unisce reale e soprannaturale). Il fantastico come lo ha definito Todorov si avvicina al cosiddetto unheimlich: per tradurre questa parola sono stati usati diversi termini, come sinistro, inquietante, perturbante, spaesante. Uno studio di Freud si intitola proprio “Das Unheimliche”, tradotto in italiano come “Il perturbante”. Ciò che conta nell’Unheimliche secondo Freud come nel fantastico secondo Todorov, è l’oscillazione tra realtà e immaginazione originata dall’intrusione, nel mondo reale e abituale, di qualcosa che si dà come inconsueto, ignoto. Nel saggio di Freud leggiamo che la parola heimlich ha due significati: il primo è familiare, domestico, intimo (la radice della parola è Heim, che significa casa, focolare o anche patria); il secondo indica qualcosa di nascosto, di celato. Quindi ci sono due significati anche per la parola unheimlich: il primo è la negazione del familiare, il non-familiare; il secondo è la negazione del nascondimento, l’affioramento. La familiarità ha già in sé il seme dell’estraneità nella dimensione del nascondimento: da qui deriva lo spaesamento, che è un affioramento: ciò che inquieta è qualcosa che emerge dalla segretezza in cui si trovava. Nel film, la casa dovrebbe essere il luogo della familiarità, ma all’inizio appare come luogo dell’estraneità perché cela segreti ed è abitata dal soprannaturale, estraneo alla realtà. Lo spaesamento sorge quando il soprannaturale si svela, quando Lombardo si mostra e viene liberato. Gradualmente, Emma, Tom e Louise fanno propria la casa, la fanno diventare davvero il luogo della familiarità, e l’estraneo (il soprannaturale, Lombardo) diventa familiare: se faceva già parte della casa, viene a far parte anche della nuova famiglia. Si afferma così l’intreccio tra familiare ed estraneo, che secondo Freud è la caratteristica saliente dell’unheimlich. “Il Fachiro di Bilbao” e l’Unheimliche ci parlano dell’alterità del proprio e della familiarità dell’estraneo. Il filosofo Jacques Derrida, nel libro “Spettri di Marx”, riflettendo sull’Unheimliche evidenzia il ricorrere ossessivo di qualcosa d’inafferrabile che riguarda il mondo dei fantasmi. Per Derrida, gli spettri abitano la disgiunzione del presente, lo sdoppiamento, l’idea del doppio, tema ricorrente nel fantastico e in “Il Fachiro di Bilbao” (i gemelli Emma e Tom, i gemelli Lombardo, le due torri e i due letti del castello). L’idea dello spettro come sdoppiamento invita a pensare che ogni elemento porta in sé il proprio altro, ogni casa porta in sé i propri spettri, ogni familiarità porta in sé la propria estraneità.
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